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Fuoco dopo Fuoco. Un racconto itinerante della tradizionale Festa della Venuta

dicembre 10th, 2015 by

Ovunque nelle Marche, nella notte tra il 9 e il 10 dicembre di ogni anno, da svariati secoli si rievocano le antiche origini del Santuario mariano di Loreto: l’arrivo, nel territorio recanatese, del sacro sacello della Santa Casa.
Un evento in cui si mescolano storia, mito, cultura locale, miracolo e devozione, unico e dai molteplici aspetti, come la bella regione che lo ospita.
I paesaggi notturni si accendono di falò, chiamati localmente nei modi più diversi, da fochère a fogarò, che come un manto di stelle scintillanti e crepitanti rivestono valli, rilievi e borghi…
Da sempre tradizione contadina vuole che sia una notte allegra e festosa, scandita da preghiere e invocazioni, ma anche filastrocche popolari e poesie d’amore, senza dimenticare le litanie lauretane, tutte accompagnate da botti e giochi di bambini gioiosamente ansiosi di vedere volare la “casetta”, come quella volta che oltrepassò il buio mare Adriatico per posarsi sul boscoso colle di lauri, rischiarato per un istante da un incredibile balenare di fuochi luminosi.

E’ la festa della Venuta, lunga una notte intera, oggi forse un po’ meno vissuta rispetto al mondo rurale preindustriale, ma sempre emozionante, ricca di suggestioni, da quest’anno accese anche dalle novità della tecnologia digitale.
Abbiamo provato a trovarne e diffonderne anche noi di Orme, di suggestioni, rievocando antiche storie e usanze, con la leggerezza e la spensieratezza del nostro lento incedere.
L’itinerario narrato, “Fuoco dopo Fuoco”, tra la Basilica, Villa Musone, Villa Costantina, lungo strade un po’ meno buie di un tempo e certamente più rumorose, ci ha portati fino alla chiesina della Banderuola, nella Piana di Scossicci. Qui, alle 21 precise del 9 dicembre 2015, sulle zolle rigirate e umide di uno dei pochi angoli di campagna rimasti apparentemente intatti da un secolo, i custodi del piccolo luogo sacro hanno acceso un fuoco di ramoscelli secchi e foglie di alloro, che riempiva l’aria del suo buon aroma, insieme a quello speziato del vin brulè, perfetto per allentare un po’ la morsa del freddo. Ma nessuno sente il freddo in questa notte, perché tutti gli animi sono riscaldati dalla condivisione, di strade, ricordi, sorrisi … e racconti popolari.
Non c’è forse altra festa che più della Venuta si riallacci qui alla memoria precristiana, di riti ancestrali celebrati al chiarore di un fuoco, così come alla memoria contadina, cristiana ma sempre legata ad usanze pagane o paganeggianti, aspetti che fanno delle Marche terre sempre magiche, a tratti misteriche.

Ripeteremo sicuramente la passeggiata il prossimo anno, perché ci piace e perché ci sia anche il nostro piccolo contributo al rifiorire di un culto che ci lega ai luoghi, le cui origini si perdono nella notte dei tempi …

Ringraziamenti speciali
ai tanti partecipanti alla passeggiata di Orme lauretane
ai custodi della chiesetta della Banderuola e il parroco
a Il Buono delle Marche e la Via Maestra
ai fotografi Franco Gulli, Susi Mengoni, Emanuela Germondari
alle nostre voci narranti, nonché accompagnatori Paolo Basilici e Elena Pigliacampo
al resto dello staff di Orme lauretane

fotografie di
Franco Gulli, Obiettivo Foto, Villa Musone (Loreto)
Susi Mengoni
Chiara Serenelli